>

Melfi - Il Fiore Della Vita di Sportiello Pasquale - Bed&Breakfast - Melfi (Potenza) Basilicata


Benvenuti, sono le di

Vai ai contenuti

Menu principale:

Melfi capitale dei Normanni e di Federico II

Melfi ha origini antichissime, la leggenda vuole che alcune navi di patrizi romani essendo naufragate sulle coste Jugoslave, riuscissero con mezzi di fortuna a ritornare sulle coste Italiane, ed inoltratisi fino allle pendici del monte Vulture, trovando il posto ideale, fondarono Melfi e di qua dopo molti anni alcuni dei loro discendenti ando' a fondare Amalfi, sulle coste del Tirreno. Fin qui la leggenda, ma la realta' storica attesta che nel territorio di Melfi vi furono alcuni insediamenti abitativi gia' in Eta' Neolitica, nella pianura del Basso Melfese lungo il fiume Ofanto.

Mentre sul sito attuale della citta' circondato dal torrente Melfi sono state rinvenute: un' Acropoli di    epoca Dauna (VIII -V sec. a.C.) nella zona che va dal Castello alla piazza Umberto I, con Necropoli in zona    Chiucchiari; un' altra Acropoli di epoca Sannitica (IV sec. A.C.) sulla stessa area della precedente ma con due Necropoli sulle colline Cappuccini e Valleverde.

I reperti riguardanti queste epoche sono conservati nel Castello, dove ha sede il "Museo Archeologico del Melfese". Per quanto riguarda il periodo Romano non sono giunte fino a noi notizie riguardanti la citta' e nemmeno i pochissimi reperti ritrovati ci aiutano a far luce sulla sua vita e importanza, per questo si e' fatta    largo l' idea che i Romani, avendo sconfitto i Sanniti, ai quali apparteneva Melfi, ne deportarono gli abitanti per fondare la vicina e importantissima colonia di Venosa (patria di Orazio), riducendo la citta' ad un  "vicus".

In epoca Longobarda la citta'  viene fortificata, divenendo un' importante centro commerciale appartenente al Gastaldato di Acerenza, passata in seguito sotto la dominazione Bizantina (X sec. d.C.) viene ulteriormente ingrandita e fortificata dal Catapano Basilio Boioannes, e in questo periodo diviene sede Vescovile (1037).
La citta' in questo periodo occupa la superficie degli attuali quartieri: Castello, S. Lorenzo, S. Teodoro e S. Lucia.

Melfi situata in posizione strategica a cerniera di Lucania, Puglia e Campania ha fama di fortezza inespugnabile; per questi motivi viene scelta nel 1041  dai Normanni quale sicura base per le loro operazioni di conquista. I successi sono grandi: i Bizantini vengono ricacciati fino a Bari, i Longobardi sconfitti e sottomessi ed infine, con la benedizione del Papa la Sicilia viene strappata agli infedeli Islamici. Melfi e' la capitale del nascente Regno Normanno, il borgo cresce e viene arricchito di magnifici palazzi, piazze e chiese; vengono ricostruiti il castello, le mura e la cattedrale col possente campanile, abbondano le arti ed i commerci.

Purtroppo dopo un periodo di gloria e grandezza incontrastati, la capitale viene trasferita prima a Salerno, e poi a Palermo, ma i Normanni avranno sempre nel cuore Melfi, che rimarra' citta' regia. Con l' avvento degli Svevi e di Federico II, risorge l' antico fasto Melfitano, infatti pur non essendo capitale e' la citta' piu' amata dall' Imperatore, dove lo "Stupor Mundi" ama riposare ed andare a caccia col falcone.

Federico II a Melfi istituisce gran parte degli uffici amministrativi e giudiziarii del regno, tra i quali una "Scholae Ratiocinii" e la tesoreria imperiale, inoltre vi tiene custoditi gelosamente i falchi imperiali. Ma quello che rendera' famoso ed immortale il connubio tra l' Imperatore e Melfi sono le "Costituzioni    Melfitane" o "Liber Augustales", un corpo di leggi che non hanno eguali nel periodo storico che va dall' Imperatore Costantino fino all' Eta' Moderna, per importanza e completezza. Quindi Melfi e' di nuovo il fulcro del Regno Svevo, ma questo stato di grazia per la citta' purtroppo non durera' a lungo.

Infatti con la morte di Federico II prima, e la sconfitta degli Svevi poi, ad opera della lega tra il Papa e Carlo I  D' Angio' la citta' inizia un lento declino, con il trasferimento di tutti gli uffici amministrativi, la tesoreria e gli archivi a Napoli per ordine di Carlo II, fino ad essere infeudata nel 1333 dal Re Corrado alla moglie Sancia, perdendo definitivamente il privilegio di citta' Regia.

Ma Melfi non ha perso la vivacita' economico-commerciale e rimane una delle citta' piu' importanti del Regno; nel 1346 viene infeudata a Nicolo' Acciaiuoli ricchissimo commerciante di Firenze e Gran Siniscalco del Regno di Napoli, ma la citta' rimane sotto il suo dominio alcuni decenni  per poi ritornare nuovamente Demanio Regio.
Nel 1418 viene infeudata dalla Regina Giovanna II, il nuovo signore e' il potentissimo ser Giovanni Caracciolo, il di cui nipote Giovanni II sara' il principale ispiratore della famosissima Congiura dei Baroni sedata poi col    sangue! I Caracciolo sono signori di Melfi per circa un secolo e in questo periodo viene allargata la cinta muraria e costruiti nuovi quartieri, uno dei quali (chiucchiari) destinato ad accogliere molte famiglie di Albanesi in fuga dal pericolo Turco.

La signoria dei Caracciolo si circonda di artisti e letterati, e con un abile politica riescono a fregiarsi del titolo di Principi di Melfi, la citta' e' ricca e vivace,vi abbondano
il commercio e l' arte, i monumenti sono belli e numerosi tanto da esser chiamata la  "piccola Napoli" ! Ma questi sono gli ultimi anni di gloria e prosperita' per i Melfitani, mentre l' Italia e' contesa da Francia e  Spagna.

Infatti nel 1528 la guerra infuria per la conquista del Regno di Napoli, e proprio Melfi e' teatro di un sanguinosissimo scontro; i Francesi muovono alla conquista del Regno e gran parte delle citta' si arrendono al solo passaggio dei conquistatori, ma la fiera Melfi eroicamente tenta di opporsi, e vi riesce per alcuni giorni causando gravi perdite tra gli assalitori che infine, rafforzati dal grosso dell'esercito e con l' ausilio della tremenda artiglieria, nel giorno di Pasqua espugnano la citta' dando inizio ad una tremenda vendetta. Melfi viene messa a ferro e fuoco, la popolazione tanto valorosa viene    sterminata, e da trentamila abitanti solo seimila riescono a salvarsi rifugiandosi tra i boschi del Vulture.
I Caracciolo vengono risparmiati e per questo si alleano con i Francesi, ma allorquando gli Spagnoli riprendono il controllo della situazione, Melfi viene liberata e dichiarata "Fedelissima" e i Caracciolo spodestati.

La citta' ha subito un colpo durissimo,  i seimila superstiti sono ridotti in poverta', gran parte degli edifici sono distrutti, le arti ed il commercio che prima fiorivano non esistono piu'. Nel 1531 Melfi viene donata con altri luoghi limitrofi al Grande Ammiraglio Genovese Andrea Doria, che costituisce il cosiddetto "Stato di Melfi" ed e' amministrato     da funzionari, per conto dei  Doria, i quali amano risiedere a Roma.

La citta' con tutti i suoi territorii rimarra' di proprieta dei Doria fino all' eversione del feudalesimo, in questi secoli Melfi abbozza una rinascita ma e' frenata in ambito sociale ed economico dall' aspra lotta tra due opposte fazzioni, una facente capo ai Governatori dei Doria, l' altra al Vescovo. Mentre dal punto di vista architettonico e urbanistico e' segnata dai continui e devastanti terremoti che si    susseguono con scadenza quasi cinquantennale, tra i piu' catastrofici quello del 1694, del 1731 e 1732, del 1805, del 1851 e 1857,del 1930 e del 1980.

Melfi negli anni successivi si segnala come centro agricolo con prodotti di ottima qualita' come: grano, vino, castagne ed olio. Ma il 1990 segna una svolta epocale per la citta' infatti con il mega insediamento F.I.A.T., tecnologicamente all' avanguardia, per Melfi inizia l' era del grande sviluppo industriale, affiancato da quello turistico che portano crescita, benessere economico e nuove speranze per la tanto agognata "Provincia di Melfi".

fonte: http://digilander.libero.it/mikes78


Torna ai contenuti | Torna al menu