Normanni e Federico II

Un popolo nordico: i Normanni

Melfi acquisì un’enorme importanza nel periodo medievale, soprattutto sotto il dominio di un popolo nordico, quando divenne capitale e sede di cinque importanti Concili Papali. 
Infatti, nel X sec. appaiono in Italia meridionale i Normanni, assoldati di volta in volta nelle contese locali dal potente di turno.
Fra questi valorosi si distinsero Roberto il Guiscardo, detto “l’astuto”, e suo fratello Guglielmo “Braccio di Ferro” del casato d’Altavilla. Approfittando degli scontri fra i casati dell’area meridionale, i due ottennero dalla consulta delle famiglie più titolate, tra cui la loro, di conquistare il territorio di Melfi. 
Dopo la conquista, ad ogni condottiero venne assegnato un feudo. Naturalmente Melfi e il suo castello vennero assegnati all’autoproclamatosi Conte Guglielmo B. di F., trovandosi in una posizione privilegiata rispetto agli altri.
Da Melfi la famiglia Altavilla partì alla conquista di tutta l’Italia meridionale dal principato di Salerno e, strappando agli arabi la Sicilia e Malta.  

Quest’era rappresentò l’apice della fortuna e gloria di Melfi che diventò un centro del potere Normanno. 
Nell’agosto del 1059, il Papa Niccolò II indisse il primo Concilio dalla roccaforte di Melfi dove riconobbe i possedimenti conquistati dai Normanni. 
Il Papa nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e Calabria divenendo di fatto Vassallo della Chiesa di tutto il regno meridionale italiano, chiaramente simbolica data la potenza dei Normanni. 
La città di Melfi diventò sede della Contea di Puglia e di seguito Capitale del Ducato di Puglia e Calabria, successivamente la città perse il titolo in favore di Salerno prima e di Palermo dopo. 
Durante il III Concilio del 1089 il Papa Urbano II, indisse la prima Crociata che partì il 1096 da Melfi, o meglio, il melfese fu crocevia di alcuni eserciti anche nordici, dall’attuale rione S. Rocco agro a suo tempo della chiesa delle Spinelle, oggi visitabile grazie a restauri conservativi. 

Intrecci di famiglie: l'ascesa degli Svevi

Ai Normanni successero gli Svevi della famiglia Hohenstaufen imparentatisi con la famiglia d’Altavilla.
A capeggiarli è di Federico II, che all’arrivo a Melfi venne accolto con tutti gli onori dalle alte cariche dominanti.

Orfano di padre in tenerissima età e successivamente anche della madre, venne affidato alla protezione del papa Innocenzo III. Per questo sposò a asoli 14 anni Costanza d’Aragona, rafforzando così la sua posizione in Sicilia. 
Melfi divenne la sua residenza fissa dal 1225 al 1231, apportando ristrutturazioni e ampliamenti al maniero di Melfi.  
Snello, schivo e piccante come la sua corporatura, divenne grane letterato-scenziato e abile nelle arti cavalleresche.
Federico portò a corte un nuovo modo di intendere la vita imperniata sull’arte e sulla cultura.
Il nuovo imperatore portò la capitale a  Napoli e vi istituì la fondazione Studium. 

Nella sua permanenza al Castello, l’Imperatore amava rilassarsi tra i boschi del Vulture praticando la caccia col falcone. La sua dimora di caccia era il maniero di Castelagopesole a pochissimi chilometri da Melfi.
Da qui un altro momento di rievocazione che si tiene tutti gli anni nella cittadina di Melfi, detta anche “federiciana” in sua memoria, denominata “La Falconeria”. 

L’imperatore ospitò a castello Bianca Lancia, nipote del Marchese di Monferrato che divenne madre di Manfredi suo figlio. 
In seguito ai conflitti tra Guelfi e Ghibellini, il popolo melfitano appoggiò i primi affiancati dagli Angioini di Carlo d’Angiò. Federico II e Manfredi vennero sconfitti rispettivamente nelle battaglie di Benevento e di Tagliacozzo, ponendo fine all’egemonia degli Svevi nel sud Italia.

Costitutiones

Durante il suo regno, Federico II promulgò dal castello di Melfi le famose “Costitutiones Augustae”, un codice unico di leggi per l’intero regno della Sicilia, opera importante della storia del diritto,  anche se non condivise da alcuni storici del tempo perche’ composte d’urgenza per poter da subito risanare e preparare le basi del regno, basandosi su combinazioni di concetti romani, canonici e feudali. 

L’intento del sovrano era quello di dare completo assetto legislativo nella vita amministrativa, sociale ed economica del regno. 
La promulgazione si tenne con una cerimonia solenne: l’Imperatore sedeva sul trono ornato di pietre preziose, mentre i giuristi declamavano a voce alta le leggi. 
Fra i compilatori delle “Costitutiones Regni Ultriusque Siciliae” figuravano eccellenti giuristi dell’epoca, tra i quali il suo fidato segretario personale Pier delle Vigne, Roffredo di Benevento, l’Arcivescovo Giacomo di Capua, Andrea Bonello, e altri cortigiani.
Queste leggi miravano al riaccentramento dei poteri all’Imperatore, limitavano i poteri e i privilegi delle famiglie nobili e riconoscevano l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Il divieto di farsi giustizia da soli venne abolito. Solo al potere governativo era consentita l’applicazione della giustizia e l’uso della forza per tutelare la pace, principio fondamentale del diritto degli Stati Moderni.